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venerdì, 09 maggio 2008

Basta un click, che ce vo'?

Match di ritorno della sfida fra comunicazione d'impresa e comunicazione sociale.

Avevamo lasciato i siti delle multinazionali alle prese con gli occhi degli internauti; mentre infatti questi si proteggevano con occhiali da sole dallo schermo del proprio pc, case farmaceutiche o automoblistiche o donne virtuali svedesi (ciao Anna, mi manchi...) inseguivano i loro portafogli a colpi di flashes e pop-up. Il risultato, come si è visto anche dalle indagini di alcuni ormai "autorevoli" colleghi bloggers (http://lavyrtuosa.blogspot.com/2008/05/comunicazione-di-impresa.html; http://anticotoscano.blogspot.com/; http://dami.spazioblog.it/131823/Analisi+dei+siti+delle+multinazionali.html) è alquanto eloquente. Tutto è puntato sulla personalizzazione del visitatore, attraverso varie e differenti strategie, nonchè sul corroboramento del marchio (per gli intellettualoidi "brand"). Cosa cambia invece nella comunicazione sociale?

www.amaniforafrica.org

Amani è una onlus con sede centrale a Milano che opera principalmente in Kenya con una serie di progetti direttamente sul territorio. La home page dice già tutto: sfondo monocromo con poche righe di presentazione in italiano e in inglese, poi si entra subito e senza nessun tipo di invadenza visiva. L'unica finestrina (perchè di una fenditoia si tratterebbe piuttosto che di una "window") è la casella per la donazione del 5 per mille all'associazione. Poco, ma sincero. E l'impostazione della home page vale per l'intero sito, arricchito nella sezione news dal blog di padre Kizito (http://kizito.blogsite.org/) fondatore di Amani e corrispondente dal Kenya delle purtroppo sanguinose recenti vicende. L'impronta che offra Amani attraverso la sua interfaccia web è decisamente orientata verso al serietà. Di sicuro nessuno costringe nessuno, col risultato che solo chi è davvero interessato procede nella scoperta delle iniziative dell'associazione, fino allo stadio finale della donazione.

http://www.pubblicitaprogresso.org/

Cito dal sito: la Fondazione Pubblicità Progresso è un organismo istituzionale senza fini di lucro. Il suo scopo è di contribuire alla soluzione di problemi morali, civili ed educativi della comunità, ponendo la comunicazione al servizio della collettività. Vediamo come si pone questa "comunicazione della comunicazione". La home page è struttrata con colori chiari ma non è proprio statica, ci sono piccole animazioni che però non credo vadano a ledere oltremodo la salute dell'internauta. Barra in alto con i buttons principali. Interessante è la sezione dei saggi (http://www.pubblicitaprogresso.org/indiceSaggi.aspx?t=1) nella quale c'è una sorta di rassegna stampa delle pubblicazioni dei membri dell'associazione, assieme a una sezione dei media. Si può ovviamente visionare la campagna attuale per la sicurezza sul lavoro (http://www.pubblicitaprogresso.org/campagna_34.aspx). Interessante è la sezione nella quale altre organizzazione possono richiedere il patrocinio della fondazione, previo superamento e accertamento di requisiti e garanzie (http://www.pubblicitaprogresso.org/patrocini.aspx)  Per accedere invece alla sezione dei blog e per commentare in qualsiasi veste occorre registrarsi...peccato! Ma credo si possa perdonare a una fondazione dal carattere ibrido: opera nel sociale ma non ha un target preciso (geografico, temporale); insomma non costruisce pozzi, nè sfama bambini del terzo mondo, soltanto sensibilizza alla loro realizzazione. Anche in questo caso non si invoglia nessuno, al massimo si sensiblizza, appunto.

http://www.greenpeace.it/5permille/index_flash.html

Greenpeace Italia ha un'impronta diversa. Prima di entrare nel sito un pop-up abbastanza aggressivo emerge dallo sfondo nero per invitarci, dopo averci aizzato contro le multinazionali con una frase d'effetto, a donare, pure qui, il 5 per mille all'organizzazione. Il sito, inutile diro, è molto colorato ,e fondato sul verde. Un video di una pesca illegale sventata dai pacifisti verdi fa molto più di una sensiblizzazione: quasi affilia in reazione al disgusto mostrato e crea identità, perchè no. Ci sono poi comunicati stampa, relazioni sulle campagne portate avanti e quelle compiute, e c'è anche un blog di Greenpeace (http://blog.libero.it/greenpeace/) dove ricompare, caso strano, proprio il video di prima! Nel blog si possono commentare i post dei partecipanti alle missioni e alle campagne Greenpeace del nostro paese. Una parola che ricorre spesso è attivismo. Questo la dice tutta sul target che invece l'associazione ambientalista ha saputo raggiungere fino a farne il fulcro della propria attività. Qui, concludendo, ritroviamo dunque una comunicazione aggressiva, mutuata sulla mission dell'associazione stessa: l'attivismo per la salvaguardia dell'ambiente.

Qual'è il risultato finale dela match allora? Io dico che vince la comunicazione sociale, seppur differentissima nelle sue varie forme. Voi che ne dite?

Ora vi lascio, vado a chiamare Anna...

..alla prossima.

postato da: arsenio84 alle ore 17:18 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: comunicazione sociale