Cari web-raiders vi presento Anna...leggendo il post scoprirete chi è, per ora vi dico solo che è una donna squisita, dalla conversazione mai banale. Ma andiamo con ordine...Partiamo allora ad analizzare le differenti modalità della comunicazione d'impresa e della comunicazione sociale. Oggi tocca al primo gruppo, del quale esamineremo solo alcuni macro esempi, diciamo dei casi rappresentativi...
La simpaticissima multinazionale svizzera, proprietaria di metà della nostra tavola della colazione al mattino, punta su un impatto tenero, optando per una scelta cromatica soft e per un divieto di invasione degli spazi visivi. Più che proporsi con coerenza e semplicità ai consumatori, pare obbligare essi al numero verde in basso, unica via per entrare stablire un contatto o per cercare assistenza. La home page tende dunque a tranquillizzare il cliente. Una curiosità: se si sceglie nella finestrella dei prodotti www.nescafe.it, si trova una richiesta di donazione per i bambini di Haiti; la caratteristica principale sta nell'apertura a catena di pop-up per procedere nel versamento da carta di credito, incastonati un una ridente tavolozza di colori, a dir poco faticosa per i nostri occhi. Insomma se bisogna consolidare l'immagine del marchio vanno bene toni blandi, per fare beneficenza si può aggredire lo spaesato internauta. Qual'è la priorità secondo voi?
Altria è il nuovo nome della holding capogruppo delle società Krafts Foods, Philip Morris International e Philip Morris USA , insomma un mostro dell'alimentare e del tabacco con sede a New York. A differenza del primo esempio, qui siamo davanti ad una società straniera (lo è anche la Nestlè, ma ci siamo soffermati sul sito italiano). Cosa cambia rispetto a prima? E' un sito molto freddo, con poche finestre e riferimenti utili in alto, che punta molto sulla sezione video/audio e sulla visibilità dei propri finanziatori. In sostanza, ci fosse o no, cambierebbe poco. Il problema è che invece il loro giro di affari si forma sulle nostre debolezze di consumatori. Chi non fuma scagli il primo accendino...
Come non citare infine la più montata delle multinazionali. La filosofia Ikea si basa, come noto, sulla fiducia nelle capacità del consumatore, considerato evoluto fino allo stadio attuale di homo-self-service. Come potrebbe allora non essere strutturata alla stessa maniera anche la comunicazione telematica? Ed ecco che spunta la mia nuova amica, Anna. La cosa più interessante del sito è infatti proprio lei: l'operatrice telematica, chiamata dai geni del marketing svedese Anna, appunto (http://193.108.42.79/ikea-it/cgi-bin/ikea-it.cgi). Vi assicuro che potete chiederle qualsiasi cosa: riguardo lei, la sua famiglia, le sue esperienze, persino info sulla sua attività sessuale...Anna vi risponderà con cortesia in ogni momento, ma sempre orientando le sue parole verso l'attività di Ikea. Provate a chiederle dove vive...A parte gli scherzi, questo caso evidenzia la tendenza attualmente più diffusa per la comunicazione aziendale e d'impresa, quella della personalizzazione in base alle proprie preferenze, ai propri gusti, ai propri consumi. Si è traghettati inconsciamente verso un porto che non siamo noi a preferire.
Nel prossimo post esamineremo (o ci proveremo) la comunicazione sociale. Buona chiacchierata con Anna...