Wikilelio

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lunedì, 28 aprile 2008

Sesto potere

1. Publicità on-line

Vi propongo un'intervista ad un webmaster riguardo la presenza e l'importanza della pubblicità su internet. Ci sono degli spunti interessanti nelle parole di Marco (non me ne abbiate se è anche un amico) e mi piacerebbe commentarle con voi, magari nella prox lezione. Mi sono permesso di sottolineare le parti per me più importanti e meritevoli d'attenzione. Ecco allora dieci domande e risposte per voi, mentre a fine intervista cerherò di tirare delle brevi e provvisorie conclusioni.

1. Ciao marco, ti intervisto non in qualità di amico di sberleffi ed esperto di gaffes sul campo di calcio, ma sulla tua attività di webmaster. Ci vuoi indicare brevemente in che consiste il tuo lavoro?

Bene, mi sforzerò di parlare non all'amico che un tempo sapeva giocare bene a calcio ma ad un intervistatore serio. Fondamentalmente il mio lavoro consiste in due attività diverse tra loro che in certi momenti si sovrappongono. Mi spiego. In primis sono il webmaster di www.Quizzi.it il piu grande sito in Italia di quiz e test  di ogni tipo e finalità. Devo dire però che parlare di me come webmaster ormai è improprio: la  parte "tecnica" del lavoro del webmaster (codici, grafiche, posizionamento  nei motori di ricerca...) è ormai da tempo stata appaltata ad altre società perchè troppo dispendiosa in termini di tempo, il mio ruolo attualmente potrebbe essere definito quello di "editore" del sito. Forse uso il termine in maniera atecnica, parlando in termini semplici mi occupo dello sviluppo del sito a tutto tondo, di quali aree del sito promuovere con maggiore forza, di quali novità introdurre, di che tipo di accorgimenti potrebbero gradire i nostri utenti...
La seconda parte del mio lavoro, nella quale diventa fondamentale l'appoggio del mio socio, consiste in un'attività di intermediazione pubblicitaria: facciamo da tramite tra grossi invesitori ed editori di siti web di un certo rilievo, organizziamo e contrattiamo le campagne pubblicitarie che poi "gireranno" sui siti. Naturalmente il lucro deriva da una certa % che noi tratteniamo sull'investimento di chi desidera avere visibilità su un certo sito. Per questa seconda attività, i siti che trattiamo sono il nostro Quizzi.it (e qui si sovrappongono i 2 aspetti della mia attività), Everyeye.it,  tra i più grandi portali italiani nel settore videogiochi e consolle, e www.finanzaworld.it  tra i più grandi portali italiani nel settore videogiochi e consolle, e uno dei principali siti italiani di finanza, di proprietà del prof. Francesco Carlà, uno dei grandi nomi della finanza italiana.

2. Sul tuo sito, in che quantità è presente la pubblicità?

Devo rispondere purtroppo più di quella che vorrei. Spesso come editore del sito stringo accordi pubblicitari con grandi investitori che però non mi danno garanzie circa l'estetica della loro "creatività" (termine tecnico per definire i vari tipi di banner e soluzioni grafiche simili per promuovere il loro prodotto). Mi trovo quindi spesso a costringere i miei utenti a guardare, mentre navigano il sito, banner pubblicitari fastidiosi, invadenti, sgradevoli...Purtroppo la forza contrattuale di noi medi editori del web è ridicola rispetto a quella dei grandi invesititori con cui dialoghiamo (Sony, CocaCola, Vodafone...), per cui per la nostra sopravvivenza economica siamo costretti a fare buon viso a cattivo gioco.

3. Come incide sulle visite, con quali meccanismi e/o rischi?

Incide. In maniera difficile da quantificare ma incide. La forza di un sito è la sua immagine, e un sito con troppa pubblicità alla lunga perde troppo in immagine e affonda. Di contro, un sito senza pubblicità affonda anche prima, perchè le spese ci sono e non sono così poche come si crede. E' necessario quindi trovare un equilibrio, affidandosi un po' all'analisi delle statistiche del proprio sito, un po' al proprio istinto. E' fondamentale essere sensibili ai rumori dei propri utenti, riuscire a capire con precisione quali siano i nostri utenti tipo, per  capire in quali circostanze si DEVE essere molto cauti e in quali invece si può tirare un po' la corda (quindi in concreto aumentare gli spazi pubblicitari) senza ricadute in termini di immagine.

4. Come si procede per ottenere una presenza pubblicitaria sul proprio spazio?

Eh, bella domanda! A livello elementare ti risponderei che ci sono dei servizi "semiautomatici" che permettono di inserire pubblicità nel proprio sito, ed essere pagati per ogni click che questa pubblicità riceve. In questo la fa da padrone il servizio AdSense di Google. Lo usano il 99% dei webmaster, è il più immediato, il più accessibile e tra i più remunerativi per siti di dimensioni non importanti. Il servizio fa tutto da solo: "capisce" che tipo di argomenti tratta il tuo sito, seleziona investitori affini circa il target di riferimento (investitori reperiti tramite al programma AdWords di Google...un po' il rovescio della medaglia di AdSense. E' un meccanismo automatico molto interessante che pubblica utomaticamente i messaggi pubblicitari sul tuo sito ed accredita alcuni centesimi sul tuo conto da editore per ogni click ricevuto sulla pubblicità. Potremmo tranquillamente dire che ad oggi, l'economia di internet, dei milioni di piccoli siti che la compongono, si regge solo su questo sistema.
Però esiste, per fortuna, un livello non elementare. Un livello molto più selettivo ma anche molto più affascinate e vicino all'economia reale. E' il livello dei siti di grosse dimensioni, quelli che possono sedersi al tavolo dei responsabili commerciali delle grandi società e negoziare spazi pubblicitari autonomamente. E' il livello dei pesci grossi, e ci si accede con 2 requisiti: un sito valido VERAMENTE, ed una capacità di vendere il proprio prodotto che in pochi hanno. Parlando del mio caso, entrare in questo secondo giro ha significato, specie da parte del mio socio,  cui va il merito di questo successo, ritrovarsi a 20 anni a bussare alle porte di professori universitari, manager di multinazionali e guru del web; armarsi di grandissima faccia di bronzo e cercare di convincere questi squali che, pur potendo essere loro figlio, TU sei quello che fa per loro; mantenere con questa gente relazioni sempre attive per poter essere nel giro da protagonisti, instaurare buoni rapporti con i manager sì, ma anche e soprattutto con le loro segretarie che avranno un occhio di riguardo nelle comunicazioni con il loro capo...
Se mi è permessa una digressione romantica, a mio modesto avviso, questo è quello che fa ancora grande internet: è un qualcosa di vagamente simile alla corsa all'oro californiana dell'800, non servono grandi invesitmenti, serve avere idee, serve fiutare il vento e serve essere un po' più furbi degli altri. Con questo ed un po' di fortuna si arriva a risultati per molti incredibili.
Sarò una bestia ma io trovo romantico tutto questo... :D

5. Quali sono, se ce ne puoi indicare almeno alcune, le agenzie pubblicitarie di riferimento?

Come dicevo prima, per il 99% il mercato è retto dal sistema AdSense/AdWords di Google che, pur in maniera utomatica, funge da agenzia pubblicitaria a tutti gli effetti. Sempre a livello di massa, una funzione simile ma meno automatizzata la svolgono due grandi multinazionali: Zanox e TradeDoubler. Salendo di livello veniamo, infine, alle agenzie in senso stretto: in italia il mercato se lo dividono www.Dada.net (collegata al gruppo RCS), Publitalia (proprietà gruppo fininvest), Pixeladv (gruppo Studenti.it ergo De Agostini) e l'agenzia interna del Sole 24 Ore. Al di sotto di questi 4 una marea di piccole agenzie non all'altezza che annaspano per andare avanti.

6. Se ti dico monopolio della pubblicità sul web, sei daccordo? Anche lì il pesce grosso mangia il più piccolo?

Parlare di pesci grandi che mangiano i piccoli è forse improprio. Semplicemente ci sono due acquari distinti: uno con una miriade di pesciolini che si ripagano le spese o poco più, e che nemmeno sospettano che sopra le loro teste ci sia un giro di miliardi di euro l'anno che arriva direttamente alla vasca dei pesci grossi. Poi chiaro, in entrambe le vasche ci sono pesci che mangiano altri pesci, ma questo fa parte di qualsiasi sistema economico e non è affatto detto che il pesce piu piccolo non desideri essere mangiato (pensiamo alle offerte di 11 miliardi di Dollari da parte di Yahoo per avere la proprietà di FaceBook.com, o delle maxi transazioni multimilionarie con cui Murdoch si è assicurato MySpace.com etc...)

7. Come può scamparla il pesciolino senza lo squalo alle spalle?

E' questione di obiettivi: se il pesciolino non ha mire eccessive gli basta buttarsi in una piccola nicchia di mercato, un argomento specifico e molto settoriale, diventare leader nel suo settore e non pestare i piedi a nessuno...probabilmente sopravviverà sereno. Se invece si vuole fare gli imprenditori bisogna semplicemente non improvvisarsi: non buttarsi a capofitto, come molti purtroppo, contro i colossi del web, ma iniziare con prodotti qualitativamente superiori, consolidarli per un certo periodo, espandersi poco alla volta fino al giorno in cui ci si dovrà misurare con i pesci grossi, o magari rimandare il "duello" al giorno in cui il pesce grosso sarà inevitabilmetne in crisi, o essere talmente innovativi da non avere pesci più grossi con cui fare i conti...insomma da un certo livello in su lo scarto con l'economia reale diventa impalpabile, valgono le stesse regole e le stesse strategie. Se mi è permessa una breve citazione, l'Avvocato Agnelli sosteneva che "più profondo è il mare e più grandi saranno gli squali"...

6. il valore monetario reale di una inserzione pubblicitaria è veramente adeguato per l'importanza dello spazio che occupa sul  web?

Niente affatto! Il web probabilmente non offre ancora la visibilità di altri canali di comunicazione più tradizionali e dunque ancora può giustificarsi in parte la differenza di valore delle inserzioni. Però il web offre soluzioni tecnologiche che altri media non consentono che permettono all'investitore di ottimizzare il proprio investimento riducendo a zero (o quasi) il margine di rischio connaturato allo stesso: uno spot su mediaset di 30 secondi in prima serata costa X mila euro. Avrà un potenziale bacino di diversi milioni di utenti. Molti però avranno cambiato canale durante lo spot. Di quelli che non l'hanno fatto, molti saranno totalmente fuori target rispetto al prodotto. Di quelli in target molti saranno distratti in quel momento, e molti altri non saranno interessati allo specifico prodotto. In buona sostanza buona parte dell'investimento sarà stato perso. Sul web questo rischio non c'è: facendo pubblicità solo su certi siti specializzati è facile, in primis, escludere tutti gli utenti al di fuori del nostro target di riferimento. Ma soprattutto il web offre la possibilità di arrivare solo  a persone realmente interessate e di pagare solo per quelle: se io investitore metto un mio banner su di un sito posso decidere di pagare l'editore non in maniera forfettaria (x mila euro per 1 mese di esposizione del banner), ma in base ad i click ricevuti dal mio banner alla fine del mese. I click possono essere conteggiati da appositi software; un utente che clicca sul banner SA che sarà indirizzato verso una pagina che pubblicizza il prodotto e magari gli da modo di comprarlo. Sarà quindi un utente di certo interessato al prodotto, lo sarà ora e probabilmente lo sarà in futuro.
Quanto può valere il contatto di un utente del genere? Tantissimo! E' un cliente che compra e comprerà domani, e magari parlerà di te anche agli amici. Quanto viene pagato il contatto di questo cliente?Una miseria. Tutto qui il problema: storicamente da quando esiste il web, troppa gente si è improvvisata, troppi "ragazzini", troppi "amici dei cugini " che hanno abbassato il tasso medio di professionalità e si sono svenduti per pochi centesimi. Così facendo hanno fatto il gioco degli investitori favorendo una corsa al ribasso dei prezzi che ha quasi portato al collasso tutto il sistema.  Ad oggi qualcosa si muove, ma prima di rimediare all'errore dovrà passare ancora molto tempo, per ora, SICURAMENTE, investire su internet offre margini di guadagno enormi agli invesitori e scarsissimo ritorno, in proporzione, agli editori.

8. Conosci audiweb? te ne servi o te ne serviresti? E perchè?

Lo conosco ma non mi ci sono mai interessato, lo trovo un progetto interessante e che indirettamente potrebbe favorire il mercato pubblicitario, ma non mi sento di esprimere un commento al riguardo.

9. Come giudichi la questione dell'interattività sul web per i servizi simili al tuo? Esiste davvero?

Esiste davvero, certo, ed è forse la più grande svolta avvenuta da quando esiste il web. E' il così detto web 2.0 , il web fatto dagli utenti, in cui l'utente diventa parte integrante e fondamentale della creazione dei contenuti editoriali. Non solo il mio settore, quello dell'intrattenimento, ma tutto il web muove in questa direzione. In principio furono i blog, in cui un utente privo di nozioni tecniche poteva avere il suo sito e la sua visibilità, poi vennero i vari YouTube, Flickr, MySpace, FaceBook, (Quizzi...), Del.icio.us e chissà cosa ancora ci aspetta, ogni giorno scopro di nuovi servizi di Social-qualcosa, dai social-network al social-microcredito (kiva.org, molto interessante), dalla social-finanza al social-doposcuola (TiFaccioICompiti.com, di un amico, molto interessante anche questo...). Il vento va in questa direzione, e ci andrà ancora per tanto. Qualunque progetto nasca oggi non può che prendere questo tipo di assetto oppure...tentare di capire cosa sarà il web 3.0 e farsi trovare pronto per allora. E' un web in cui l'editore fornisce la scatola e gli strumenti, e gli utenti fanno il resto.

10. Per salutarci, potresti dirci un una battuta il tuo rapporto col web?
Vedi digressione romantica all'ultimo capoverso del punto 4... :D

Credo sia chiara la sostanziale complementarietà, e non concorrenza, che il web offre ai mezzi tradizionali. La sua essenza "democratica" si realizza magari a livello micro (mi riferisco ai guadagni in base ai click sui banner pubblicitari) ma è lontanissima dal realizzarsi a livello macro; le parole di marco sono chiarissime. E' un acquario diviso in due grandi vasche, quella dei pesciolini che si ripagano le spese e quella degli squali che s'ingrandiscono sempre più. Ma cos'è tutto ciò se non un film già visto per la televisione?

 

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categorie: pubblicitĂ  on-line
giovedì, 24 aprile 2008

La banalitĂ  dell'e-male

Lezione del 21 aprile 2008

1 . Audiweb

www.audiweb.it

Audiweb è il soggetto realizzatore e distributore dei dati sulla audience online, il cui obiettivo primario è quello di fornire informazioni oggettive e imparziali al mercato, di carattere quantitativo e qualitativo, sulla fruizione del mezzo Internet e su ogni altra rete o sistema online utilizzando opportuni strumenti di rilevazione. L'esistenza di un servizio come simile e speculare a quello per il mezzo televisivo è la conferma del carattere falsamente democratico di internet., o meglio, dell'ipocrisia sottesa alla sua facciata liberale. A determinare l'acceso ad un portale, a un sito, o a un semplice blog è nella maggiorparte dei casi l'influenza di un percorso guidato dalla presenza di banner e pubblicità spesso poco chiare.

2. Giornalismo on-line

http://www.primaonline.it/dati/articolo.asp?id=13

Qual'è la percezione odierna dell'attività on-line di un quotidiano? e come si relaziona con la sua originaria e, a quanto sembra ancora resistente, matrice cartacea? proprio dall'analisi incrociata di alcuni dati è possibile circoscrivere degli indizi di risposta. Angelo Agostini nel suo "Giornalsmi" (http://www.internetbookshop.it/code/9788815094919/agostini-angelo/giornalismi-media-giornalisti.html) sostiene che la svolta digitale del giornalismo italiano è avvenuta nel 1997, quando è nato repubblica.it, emanazione e istituzionalizzazione del sito Elezioni96, voluto da via Cristoforo Colombo. Allora, come suggeritoci, può essere utile andare a confrontare i dati di vendita dei quotidiani dal 2000, anno in cui si presume assorbita la ventata digitale, al 2007:

http://www.fieg.it/upload/documenti_allegati/24%2001%202007%20EVOLUZIONE%20VENDITE%20MEDIE%20QUOTIDIANI.xls

Si prenda poi il caso di tre quotidiani: Corriere della Sera, Repubblica e Gazzetta dello sport. Audiweb dice che, rispettivamente, le tre testate hanno avuto il seguente dumero di accesi dal 31 marzo al 22 aprile 2008 (fonte: Audiweb.it):

corriere.it - 1.895.847

repubblica.it - 2.272.248

gazzetta.it - 983.782

La maggiore agenzia di stampa italia, l'Ansa, che è il principale motore di diffusione reale delle notizie, ha realizzato invece quasi la metà degli accessi della Gazzetta dello sport, ultima in questa speciale graduatoria:

ansa.it -  538.660

Come sostenuto dal nostro docente, tutto ciò questo potrebbe dimostrare come la precezione del giornale sia sentita con autorità e come fonte di garanzia delle notizie; in altre parle si tratterebbe di vedere istituzionalizzata una notizia soltanto qualora vi compaia nel quotidiano, il "garante" della notiziabilità.

3. Interattività

http://www.beppegrillo.it/2008/04/il_fascismo_del.html#scrivi

In effetti non è carino che per lasciare un messaggio sul blog di beppe grillo sia necessario indicare il proprio nome e cognome, indirizzo e-mail, insomma rinunciare all'anonimato. Ammetiamo che per ragioni di chiarezza si possano accettare queste restrizioni; ma non è davvero antipatico che, come recita la clausoletta a fine bandello, "Comunque il proprietario del blog potrà in qualsiasi momento, a suo insindacabile giudizio, cancellare i messaggi" ? Se non si ha paura dei commenti altrui, che bisogno c'è di dichiararsi pronti a cancellarne i meno graditi?

 

postato da: arsenio84 alle ore 15:46 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: interattivitĂ , audiweb, giornalismo on-line
domenica, 20 aprile 2008

Buona la prima

Lezione del 19 aprile 2008

Wikilelio, se mi si passerà la trovata goliardica alla base del suo nome, si propone come obiettivo quello di creare una sorta di dizionarietto multimediale che funga da specchio convesso delle tematiche affrontate a lezione. La convessione è lo stato scelto come più idoneo a portare all'esterno, e quindi a vivificare, l'immagine riflessa. Di seguito verranno elencati i lemmi (o media-lemmi) principalmente trattati l'ultima volta.

1. Lelio Alfonso

http://www.governo.it/Presidenza/sito.html

Lelio alfonso

thumb_lelioalfonso1

Cercando su google, scopriamo che effettivamente il nostro docente fa parte della squadra della comunicazione del governo Prodi recentemente scomparso. Augurandoci (se qualcuno non è daccordo, nessun problema, ma anzi "liberi tutti") che non si compia per lui lo stesso tragico destino, possiamo almeno rincuorarci del fatto che in questo caso il web ci accerta della sincerità di una dichiarazione. Ancora google torna utile per conoscere meglio il nostro prof. Primo respiro di sollievo.

2. Pay off

http://www.scrittura.org/articoli/scrivere-un-payoff.html

20070516-Barilla copy

E' la scritta che compare nelle pubblicità assieme al logo aziendale, da non confondere con lo slogan, relativo solo al prodotto in promozione. Tale scritta riassume in poche parole l'intera, se si vuola usare una terminologia da Rambo (si consideri la ferocia di alcune aziende), Mission. Chissà quale potrebbe essere il pay off di questo corso? Data la consistente minaccia del mondo del lavoro per noi prossimi specializzati, potrebbe andar bene un remake di una frase ancora di successo: " Tutti contro a me". Si accettano idee.

 

4. Digital dvivde

digital divideNon è altro che il gap, la differenza esistente, in termini economici, politici e sociali, tra chi ha accesso alle tecnologie digitali e informatiche (poniamo gli USA) e chi invece no (quanti internet point ci sono nel Mali!?).

 

3. Social network

http://it.wikipedia.org/wiki/Rete_sociale

http://www.myspace.com/

http://www.facebook.com/

myspace

Con questo termine vengono indicate delle reti di rapporti fra diversi individui. Nello specifico internet consente l'avvicinamento e l'aggiornamento istantaneo di tai legami virtuali, e non solo; il problema è vincere, almeno per me, la diffidenza verso le modalità di relazione necessarie e imposte da questi mezzi. In primis la celeberrima assenza di promiscuità, che tanto spaventa la generazione cresciuta costruendo amicizie per lo più basate sulla vicinanza domiciliare. Insomma, citando Pasolini al contrario, un vecchio cortile si fa con la rete sociale via web una  "area erbosa, un aperto spiazzo" e, aggiungerei profanamente, globale. Va da sè che esistono però, anche se frenati dalle regole dell'abitudine, decisivi e visibilissimi vantaggi. Sia in termini di relazioni personali, sia per quanto riguarda l'aspetto lavorativo e la propria vita professionale. Quindi non occorre essere ingenerosi, bensì essere coscenti delle più o meno ampie mancanze di abilità nell'utilizzo del web. Help.

4. "Tu non ricordi la mail dei doganieri [...]"

http://archiviostorico.corriere.it/2006/agosto/05/Oggi_Montale_pubblicherebbe_Internet_co_9_060805091.shtml

..credo proprio che quella mail "si cestinò irrequieta". Il link sopra apre un articolo comparso lo scorso agosto sulle pagine culturali del Corriere della sera (per quanto ancora "ingessate", restano però a mio avviso le migliori della stampa italiana) di Paolo Di Stefano, giornalista laureato in Lettere in quella roccaforte semiotica di Cesare Segre che è l'università di Pavia, e attento conoscitore del mercato librario italiano; per fortuna anche dei suoi contenuti meno commerciali. La sua è una panoramica dei rapporti tra la poesia italiana, che nel nostro paese è per sua natura rigettata (ogni diecimila autori ci sono, forse, mille lettori) e internet. Sorvolando le posizioni ideologiche di alcuni autori, come Balestrini, si evince che nel settore poetico il web può forse offrire più rischi che vantaggi. Se però si pondera la sfida, il successo rischia stavolta di essere davvero gratificante. Dice uno dei poeti italiani viventi più importanti, Valerio Magrelli (autore di testi sulla modernità, anche telematica):

«Sì [...] è vero che la rete può aiutare, ma Internet è l' indifferenziato, è la presenza istantanea dell' esistente, senza filtri, mentre un poeta cerca sedi a cui accedere dopo una selezione, dopo passaggi redazionali e critici, magari collane con una tradizione. Per questo penso che la funzione di un editore vero e proprio non sia sostituibile».

Ovviamente mi sento in piena sintonia con queste parole, e ne farò preziosa memoria per il futuro. Ma come impostare il proprio rapporto con il web per uno come il sottoscritto, che sogna di inserirsi in un ambiente così saturo e così refrattario alle novità tecnologiche? Il nodo sta nell'avere un filtro, un setaccio culturale e professionale, che renda possibile salvarsi aggrappandosi ai buoni salvagenti nel mare dell'offerta. Intanto, meglio conservare i consigli dell'ultimo Calvino sui rimedi per il nostro tempo.

postato da: arsenio84 alle ore 12:12 | link | commenti | commenti
categorie: prospettive professionali